
L’autore di Scolpire il tempo, affermò “Il pianeta azzurro è un poema, un concerto sulla natura, l’universo, la vita.
Un’immagine diversa da quella sempre vista”.
Eccolo, avrà pensato Tarkovskij, l’artista “in grado di oltrepassare i limiti della ragione rettilinea per esprimere la particolare natura dei sottili legami e dei fenomeni profondi della vita, la sua complessità e verità”.
Come non poteva esserlo, l’esito di ben due anni di lavorazione in assoluta libertà, dedizione e ricerca, traboccante di un coraggio nobile, che va dallo slancio fraterno del produttore Silvano Agosti, alla sinergia con la moglie Neria, sua unica assistente, cui il film è dedicato, sino a quei collaboratori spirituali ringraziati nei titoli di coda: Giacomo Leopardi, gli alberi, i fiori e gli animali di Val Bruna.
Di questo linguaggio naturale accessibile all’uomo, Piavoli valorizza, forse in modo ancora ineguagliato, l’ambivalenza ontologica di discorso/silenzio, la disponibilità all’ascolto, quale dimensione distintiva alla pari della ragione. Se in modo più evidente per lo spettatore, viene sovvertita la psicologia della percezione visiva portando lo sfondo a farsi figura nel gigantismo del primo piano, allo stesso modo viene esaltato il silenzio d’ambiente (vento, acqua, versi d’ animali, vociare umano, frastuono meccanico) come discorso positivo originario.
E dal momento che nel bagno acustico sono le immagini a seguire la musicalità, anziché farsene accompagnare, l’ombra può assurgere a protagonista.
La macchina da presa cattura nella semioscurità bluastra di luna piena lo spettro burrascoso delle fronde secolari nel boato dell’imminente tempesta; nella penombra delle pareti domestiche insegue la fuga giocosa di silhouette - Peter Pan, scucitesi da piedi bambini, per rifugiarsi sin sulle alte mura del caseggiato, come proiezioni fuggite dalla sala; pertanto, un uomo trascina via il portone di un capannone a tutto schermo come una dissolvenza a tendina del cinema muto, ad aprire dal nero il sipario sulla geometria del lavoro, le opere idrologiche, le macchine agricole, i fari della trebbiatrice nella notte come occhi alieni.
In poche risonanze si dispiega un’ellissi impercettibile: i fragori di natura, i clamori di famiglia, i trambusti industriali saltano quei 100 anni in un giorno solo, dagli aratri nei campi agli aerei nel cielo."
N.B. Siete pregati di segnalare la presenza di link errati o inattivi.